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Covid 19, la crisi economica delle categorie minori

Nel mondo del calcio italiano c’è un grande, incolmabile, abisso. È quello che regna tra la Serie A e tutte le altre categorie minori, che vanno dalla Serie cadetta alla Lega Pro, fino ad arrivare ai bassifondi del calcio, con l’Eccellenza, la Promozione, la Prima, Seconda e Terza Categoria.

Una differenza che è innanzitutto economica. Per capirlo basterebbe guardare agli stipendi medi di una rosa della massima serie e paragonarli a quelli di un calciatore delle serie minori ma, fin qui, il divario è comprensibile, ragionevole, giusto. Il vero abisso è quello che riguarda i finanziamenti, i sostegni, gli aiuti, le sponsorizzazioni. Un discorso che è diventato ancora più importante all’indomani di una pandemia globale come quella del Covid 19 che ha colpito duramente tantissime realtà sportive del nostro panorama calcistico. Ma se per la Serie A si sono mobilitati fondi, bonus e aiuti, per le altre categorie non è stato così. “C’è un problema di sostenibilità economica, che va affrontato – aveva affermato in tempi non sospetti il Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli ai microfoni de Il Sole 24 Ore - Non possiamo rischiare di ridimensionare il numero dei club perché verrebbe meno una parte fondamentale di quel reticolo economico e sociale che contribuisce a tenere in piedi l’Italia. Per questo chiediamo alle istituzioni di sostenere il nostro lavoro, che non è solo un contributo allo sport ma anche allo sviluppo sociale del paese”.

Una mano importante, in questo senso, potrebbe essere quella che arriva dalle sponsorizzazioni, linfa vitale per ogni società di calcio in Italia. Fondamentali, negli ultimi anni, erano le collaborazioni e le partnership con i grandi brand e colossi del gambling, ovvero del gioco pubblico e legale. Basti pensare ai rapporti commerciali di una realtà consolidata come Starcasino, che ha investito nei rapporti e nelle relazioni con il mondo del calcio. Un rapporto, però, che da tempo in Italia è stato dichiarato illegale: in seguito alla messa in vigore del Decreto Dignità, infatti, qualsiasi tipo di sponsorizzazione di pubblicità legata alle scommesse sportive o al mondo del gioco è vietato. Una mossa che, inizialmente, era stata pensata per contrastare il GAP, il gioco d’azzardo patologico, ma che invece ha provocato come unica reazione la crisi di un settore e, di conseguenza, di altri comparti a esso collegato. Come il mondo del calcio, ad esempio, in particolare quello delle serie minori, che si reggevano su sponsor e partnership di questo tipo. Urge quindi una modifica, in ballo ci sono gli interessi e il futuro di club, atleti e tifosi.

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  Scritto da Redazione Abruzzo il 20/04/2022
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