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BELLE' dal campo alla panchina: "Sogno di allenare il SG del Pescara"

A cura di Luca Salini

Il fotogramma era il seguente: palla lungo la fascia sinistra a Bellè il quale dribblava gli avversari e dal fondo metteva in mezzo palloni che era impossibile non tramutare in rete. Era il Pescara dei primi anni 2000, guidato da Mister Ivo Iaconi che ottenne una straordinaria promozione in serie B nel giugno 2003. Stefano Bellè era la sgusciante e abile ala sinistra di quel Pescara pieno di giocatori di fantasia, dotati di grandi qualità tecniche. Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato tantissimi aneddoti della sua lunga carriera da giocatore, soffermandosi in particolare sull’esperienza pescarese, oltre che le sue aspettative per il futuro.

Stefano, innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità. Vogliamo ripercorrere tutta la tua carriera da giocatore?

Ho iniziato da piccolo a giocare a Rocca di Papa, il mio paese in provincia di Roma. Poi sono andato alla Pro Calcio Italia, molto famosa per un florido settore giovanile. A 17 anni mi hanno venduto alla Lazio dove ho fatto tre anni di Primavera con Mimmo Caso, Alessandro Nesta e Marco Di Vaio. Poi sono andato in prestito alla Lodigiani, sono tornato alla Lazio e sono stato aggregato alla prima squadra nella stagione 1995-1996 con Zeman. Sono tornato per sei mesi alla Lodigiani,  mi hanno mandato in C2 ad Avezzano per poi andare a giocare all’Aquila in C2 con Mister Aldo Ammazzalorso ottenendo la promozione in C1. Ricordo che ho disputato gli ultimi tre mesi ad altissimi livelli. Ho giocato da protagonista l’anno successivo all’Aquila con Mister Paolo Stringara. In seguito mi hanno venduto al Venezia, che mi cedette in prestito secco all’Ancona in serie B nel 2001/2002, il Mister era Luciano Spalletti e riuscimmo ad ottenere la salvezza. La stagione successiva sono andato in prestito secco a Pescara in serie C1 con Mister Ivo Iaconi e disputai una grande stagione contribuendo alla promozione del Delfino in serie B. Nella stagione 2003/2004 feci di tutto per restare a Pescara e il Venezia confermò il prestito. La stagione seguente firmai per il Grosseto, sempre in prestito, segnai dieci reti e disputai forse il miglior campionato in assoluto, giocando trentacinque partite da titolare e sentendomi al centro del progetto. Dopo il fallimento del Venezia, volevo tornare al Pescara ma non ci furono le condizioni, così ho firmato da svincolato per il Frosinone di Mister Ivo Iaconi vincendo il campionato e ottenendo la promozione in serie B. Iniziai la stagione 2006/2007 a Frosinone, poi a gennaio andai a Gallipoli in C1 e a Lucca nel 2007/2008, sempre in C1. Fallita la Lucchese, firmai per la Cisco Roma dove ho giocato tre stagioni e vinto un campionato di C2. Dopo aver rescisso il contratto, tornai a Pescara da svincolato giocando con lo Sporting Scalo in Eccellenza, in cui iniziai anche l’esperienza di allenatore-giocatore. Ottenemmo la salvezza al Playout.

L’esperienza a Pescara è stata tra le più entusiasmanti della tua carriera…

Pescara è il mio amore calcistico, amo la città, amo la gente di Pescara. Un legame indissolubile confermato dal fatto che ho scelto di vivere in Abruzzo, ad Ortona per la precisione. Sono arrivato a Pescara da giocatore normale e qui il pubblico ha iniziato a conoscere e ammirare Stefano Bellè. Ho avuto un ottimo rendimento a Pescara, ho realizzato reti importanti e fatto tanti assist decisivi dalla fascia. Sarei rimasto per tutta la vita a giocare a Pescara e avrei fatto di tutto per tornare a vestire la maglia biancazzurra.

Il campionato 2002/2003 culminò con la promozione in serie B. Emozioni indimenticabili. I ricordi di quell’annata fantastica?

Tantissimi ricordi. Ma ci tengo a citare la vittoria per 1 a 0 a San Benedetto, con mia rete decisiva, e la mia doppietta a Benevento in cui segnai due reti in cinque minuti. Il gruppo a Pescara era fantastico, eravamo uniti come fratelli, tra noi giocatori si era creato un legame fortissimo. Ho ancora i brividi se ripenso alla finale di ritorno contro il Martina. Siamo arrivati allo stadio un’ora e mezza prima dell’inizio della partita e c’erano già ventimila spettatori sugli spalti. I gol di Palladini e Cecchini sancirono il nostro trionfo e la festa per la promozione in B fu indimenticabile.

Ti senti ancora con i protagonisti di quella cavalcata trionfale?

Abbiamo un gruppo WhatsApp Pescara 2002/2003, ci scriviamo sempre e prima dell’emergenza COVID abbiamo anche fatto una partita in beneficenza. C’erano quasi tutti i protagonisti di quella straordinaria avventura.

Stefano Bellè: una formidabile ala sinistra, forte tecnicamente e con una impressionante capacità di dribblare gli avversari. Hai dei rimpianti per non aver raccolto risultati in linea con le tue straordinarie qualità?

Non ho un rimpianto particolare, se non quello di non essere rimasto per qualche anno in più a giocare a Pescara. Forse non sono stato troppo maturo nell’affrontare certe situazioni. Con la mentalità di oggi magari avrei giocato in serie A per dieci anni…

Il gol più bello e quello più importante della tua carriera?

Il più bello la punizione contro l’Aquila che finì sotto l’incrocio, il più importante il gol dell’1 a 0 contro la Sambenedettese di cui ho parlato sopra.

Appese le scarpette al chiodo hai intrapreso la carriera da allenatore. Sei soddisfatto di questa esperienza?

Come dicevo sopra ho iniziato ad allenare allo Sporting Scalo. Poi sono andato a Tollo in eccellenza sempre come allenatore-giocatore, segnando dieci reti in venti partite. L’anno dopo, il 2012/2013, sono stato ingaggiato dall’Ortona, in Eccellenza, dove ho smesso di giocare facendo solo l’allenatore, in seguito sono andato a Francavilla per poi allenare la Juniores del Chieti, la Virtus Ortona in Promozione, il Notaresco e il Piazzano in Prima categoria, società per cui sono ancora tesserato. Qui ho trovato una vera e propria famiglia, mi trovo benissimo e ho anche ripreso a giocare. Poi è arrivata la sospensione a causa della pandemia. Amo fare l’allenatore, non uscirei mai dal campo. Sono entusiasta di questa esperienza intrapresa e spero di ottenere grandi risultati.

Sei diventato abruzzese a tutti gli effetti. Vivi ad Ortona e sei sposato con tre figli. Cosa ti piace di più dell’Abruzzo?

Mi piace tutto dell’Abruzzo. Ho deciso di vivere qui e non è affatto un caso che dopo aver smesso di giocare si sono stabiliti nella città adriatica tanti ex atleti del Pescara. Qui mi sento apprezzato, l’accoglienza dei pescaresi è unica e il loro calore indescrivibile.

Che giudizio hai maturato sul Pescara attuale? Diciamo che questa stagione è iniziata male e prosegue in modo travagliato. Secondo te si salverà il Delfino?

Nelle ultime tre partite il Pescara ha cambiato marcia e mi è piaciuto molto. A mio avviso troppi cambi di allenatore hanno influito negativamente sul rendimento della squadra. Forse è stato un errore mandar via Sottil, che aveva fatto benissimo nella parte finale dello scorso campionato, e riportare in panchina Oddo, che ad ogni modo reputo un validissimo allenatore. Mi auguro che il Pescara si salvi anche se sarà molto difficile raggiungere questo obiettivo.

Che farà Stefano Bellè da grande? Proseguirai nel tuo percorso da allenatore?

Il mio sogno è di allenare nel settore giovanile del Pescara. Mi auguro di poterlo realizzare al più presto.

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  Scritto da Redazione Abruzzo il 21/04/2021
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