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ITALIANI: ecco le misure per salvare il calcio dei dilettanti

Il dibattito sulla sospensione dei campionati dilettantistici e sulla relativa ripresa della stagione continua a tenere banco. A ciò si aggiunge anche il confronto sulle misure necessarie per salvare le società da questa crisi economica senza precedenti, alla luce dei recenti provvedimenti del governo. Ascoltiamo il punto di vista di Alessandro Italiani, Presidente del Calcio Atri.

Presidente Italiani, come state vivendo come società Calcio Atri questo periodo di sospensione del campionato?

Lo stiamo vivendo con la tranquillità e la serenità del caso, consci che lo stop non dipende da noi. Stiamo lavorando come società per la ripartenza, stiamo organizzando la stagione da completare.

A suo giudizio quando si potrà ripartire e soprattutto ci sono le condizioni per terminare la stagione?

Ci sono ampiamente le condizioni per terminare la stagione. I gironi ridotti, da 12 o 14, consentono la disputa di gironi di andata e ritorno completi terminando entro il 30 giugno. Anche se si dovesse oltrepassare il 30 credo che le deroghe assicurative e contrattualistiche verrebbero subito emesse. Una data per ripartire è il 17 o 24 gennaio con i recuperi in primis e poi la ripresa effettiva. Se vi sarà necessità, chiederò la cancellazione della Coppa Abruzzo.

Lei è favorevole allo stop oppure si schiera tra coloro che giudicano eccessiva questa misura anche alla luce degli investimenti fatti dalle società per mettersi in regola con le disposizioni anti Covid?

Sono favorevole alla chiusura. Sono altrettanto favorevole alla riapertura subito. Oggi i numeri sono incoraggianti. Lo sport e la scuola devono riaprire. La scuola riaprirà nei primi di gennaio e poi toccherà a noi.

Presidente in tanti sostengono che la Federazione ha optato per la regolare partenza del campionato dietro pressioni delle società desiderose di iniziare la stagione. Le risulta?

La federazione agisce ascoltando le società, talvolta subisce pressioni eccessive, altre cerca collaborazione. In estate l’istituzione della Consulta è stata un’ottima idea. L’uso del potere di parola dato in alcuni casi non ha prodotto risultati ma solo confusione. Chi intende partecipare ad una Consulta lo deve fare per rappresentare una categoria e quindi una schiera di Presidenti e deve essere pronto a mettere da parte i propri interessi di fronte alla maggioranza ed a idee diverse.

Il Decreto agosto ha introdotto un regime di fiscalità che penalizza pesantemente le società dilettantistiche che vanno dalla terza categoria all’Eccellenza. Ci spiega meglio i termini della questione?

In realtà il decreto agosto ha introdotto una opportunità per alcune società lasciando al palo altre. Tra le altre ci siamo noi ASD piccole, o meglio in regime agevolato. L’aver introdotto tale agevolazione ha spostato l’interesse degli sponsor verso queste società. L’agevolazione per gli sponsor che si rivolgono a queste società consiste nell’aver riconosciuto dallo stato un credito di imposta pari al 50% della sponsorizzazione. Alla lunga tutti i nostri sponsor migreranno verso lidi più prosperosi. Credo che l’agevolazione vada estesa a tutti. Oggi inoltre il CDM ha approvato 5 Decreti sullo sport molto complessi. Tra le varie misure introdotte: la tutela dei lavoratori sportivi che finalmente trovano una propria dignità e l’abolizione del vincolo sportivo. L’abolizione del vincolo è un tema molto dibattuto. Se da un lato per le società è un tabu, per l’opinione pubblica è un atto contro la libertà dei ragazzi. Io credo che debba essere abolito. L’abolizione costringerà le società a fare calcio veramente per fidelizzare i giocatori. Calcio inteso come modello organizzativo.

E’ innegabile che la crisi sanitaria ha determinato anche un grave deficit per le società di calcio. A tuo avviso quali misure sono veramente indispensabili e necessarie per salvare il calcio dilettantistico?

Le misure per salvare il calcio dilettantistico sono quelle di avere coraggio, far giocare i ragazzi ed avere pazienza nel saperli aspettare. Investire su ottimi educatori e allenatori. L’ottanta per cento del budget di una società di calcio dilettantistico è rappresentato dai rimborsi ai giocatori. Il taglio deve essere fatto lì ma non dipende dagli altri, dipende dalle società. Il Governo può aiutare solo abbattendo i costi che noi versiamo alla federazione, altro non credo sia ipotizzabile. Bisogna lavorare sulle uscite e non sulle entrate del bilancio societario.

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  Scritto da Redazione Abruzzo il 28/11/2020
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