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Crisi COVID: parola al consigliere AIAC Lucio DE IULIIS

A cura di Luca Salini

Lucio De Iuliis è consigliere regionale dell’AIAC (Associazione italiana allenatori calcio) e schiettezza e lucidità analizza lo stato del calcio dilettantistico abruzzese durante l’emergenza Covid e non solo.

Consigliere De Iuliis, la pandemia ha travolto il mondo del calcio. Si è aperta una grave crisi che coinvolge soprattutto il mondo del calcio dilettantistico…

Diciamo che la pandemia ha purtroppo aperto una crisi profonda in tutti gli ambiti della vita. Solo con l'amore e la fiducia di uscirne potremo superare questo difficile momento, si spera in breve tempo, in modo tale che il Covid rimanga un ricordo dell'ennesima sfida superata dall'umanità.

I campionati dilettantistici sono stati sospesi in attesa che l’emergenza rientri. A suo giudizio quali misure andrebbero adottate per sostenere le società in questo momento delicato?

Partendo dal presupposto che la salute è la priorità assoluta, la sospensione dei campionati era e resta l'unica strada da percorrere. Ma non mi sento di parlare di sostegno alle società, anzi mi rivolgo proprio alle società perché in questo periodo negativo non bisogna cullarsi sugli aiuti in quanto la crisi può essere un'occasione per avvalorare il termine dilettantistico. La pandemia era presente già prima dell'inizio dei campionati quindi a mio avviso le società potevano limitarsi sugli investimenti magari guardando dentro ai propri settori giovanili. In tal modo si poteva dare risposta alle domande su cui ci si interroga oggi. La prima è quella secondo cui tanti calciatori, essendo dilettanti, lavorano, quindi non possono permettersi di incorrere a eventuali quarantene. Purtroppo, leggendo i giornali, a campionati fermi alcune società continuano a mettere sotto contratto giocatori e penso che ciò sia una contraddizione: ricollegandomi a quando detto sopra, i giovani che non lavorano non hanno problemi di quarantena e di contratti ma rappresentano un investimento per un futuro.

Lei ha manifestato un certo scetticismo sull’eventuale ripresa del campionato. Su cosa si basa la sua visione?

Manifesto un certo scetticismo sulla ripresa dei campionati in quanto questo virus merita un attenzione particolare che tante società, con tutta l'amore che dimostrano per il calcio, non possono garantire. Basta citare solo il caso degli impianti veramente mal messi dove si allenano più società.

Pensa che lo stop è arrivato al momento opportuno oppure che il campionato non doveva prendere proprio inizio?

La mia convinzione resta che i campionati non dovevano partire, occorreva aspettare gennaio per poi valutare l’eventuale ripresa.

Non crede che la situazione poteva essere gestita meglio al vertice? D'altronde le società hanno speso tanti soldi per mettersi in regola e rispettare le prescrizioni anti Covid.

La Federazione, in accordo con le società più volte coinvolte, è stata quasi costretta ad iniziare il campionato. Basti pensare alle tante divergenze per la formazione dei gironi.

Come AIAC regionale avete promosso iniziative particolari per tutelare i vostri tesserati?

Credo che i veri vincitori saranno quelli che sapranno approfittare di un momento di riflessione e contribuire con iniziative costruttive. Per l’AIAC mette a disposizione dei corsi di aggiornamento on line per tutti gli allenatori abilitati, che potranno utilizzare questo periodo negativo per migliorarsi, aggiornarsi e farsi trovare pronti quando il calcio ripartirà.

In Lombardia hanno stabilito le date per la ripresa dei campionati dilettantistici a febbraio e per la ripresa degli allenamenti a gennaio. Non crede che anche in Abruzzo sarebbe opportuna maggiore chiarezza?

L'unica cosa che io chiedevo alla Federazione era di programmare una data d'inizio avvenuto in Lombardia ma mi è stato detto dai rappresentanti istituzionali che la FIGC è unica in Italia e, quindi, non si può decidere per ogni singola regione.

Consigliere, qualcuno dice che il calcio senza pubblico non è calcio. Lei cosa pensa?

Spero di cuore di non sentire parlare più di partite senza pubblico o di stadi chiusi.

Cosa si sente di dire agli allenatori che stanno vivendo questo momento particolare in cui non è possibile fare programmi o previsioni?

Voglio concludere con un appello generale: per uscire da questo periodo è necessario smettere di lamentarsi, accusare, rincorrere i risultati investendo oltre le proprie possibilità. Tante società rischierebbero di scomparire e resteranno solo quelle che programmeranno a lungo termine. Purtroppo non illudiamoci che questa epidemia finirà in un mese o due: la ripresa sarà lunga.

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  Scritto da Redazione Abruzzo il 17/11/2020
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