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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI COPPE     VIDEO

L'eredità eterna del Pescara di Zeman

Il calcio italiano è da sempre sinonimo di qualità, in qualsiasi luogo si sviluppi, partendo da un campo di periferia a uno dei principali stadi dello Stivale. Ma è soprattutto in provincia dove nascono le storie più belle, intense e letterarie di tutte, quelle nelle quali non c'è spazio solo per i risultati ma anche e soprattutto per il bel gioco e per la passione di tifosi, giocatori e dirigenti. Dove il protocollo non attecchisce e i sentimenti sono al primo posto. La realtà calcistica abruzzese, in questo, è una delle più vivaci del panorama italiano, dalle serie professionistiche a quelle amatoriali. Quel che è certo è che in questa regione pochi anni fa si è assistito a uno dei fenomeni più brillanti del calcio locale, per non dire il più effervescente in assoluto, ossia quello del Pescara allenato da ZdenÄ›k Zeman, che nella stagione 2011-12 vinse il campionato di Serie B attraverso un gioco spettacolare e offensivo che fece innamorare tutti. Andiamo a vedere, dunque, quali sono stati i principali fattori di successo di quella stagione storica che resterà per sempre negli annali del calcio italiano, e non solo abruzzese.

Un futuro capocannoniere

Ciò che ha sempre caratterizzato il calcio di Zeman, allenatore della Repubblica Ceca in Italia dalla fine degli anni '60, è sempre stata la ricerca di un calcio diverso da quello sempre fatto in Italia. Venendo dall'estero, il boemo si è voluto imporre come un rivoluzionario del calcio italiano, allontandosi da quel concetto di calcio essenzialista e volto principalmente alla conquista del risultato, cambiandolo per un gioco più offensivo e rischioso, ma sicuramente più spettacolare. Dopo aver fatto la storia con il Foggia, il tecnico per il quale fu coniato il sostantivo "Zemanlandia", fu ingaggiato dal Pescara nell'estate del 2011 con l'obiettivo di ripetere le grandi gesta pugliesi. La squadra abruzzese, che adesso è impegnata nella difficile partita di play-off per tornare in A contro il Verona, la cui vittoria al Bentegodi secondo le quote calcio, è data a 4,25 il 22 maggio, era molto più forte e completa di adesso. Questo perché, oltre ad avere un tecnico como Zeman, aveva anche a disposizione degli attaccanti incisivi come i napoletani Ciro Immobile e Lorenzo Insigne. Quella stagione, infatti, fu caratterizzata dall'impressionante rendimento offensivo dei due attaccanti, che da quel momento divennero amici inseparabili e si sono ritrovati recentemente a condividere anche il reparto offensivo della nazionale azzurra. Per Immobile arrivarono 28 centri, una sorta di apprendistato in serie cadetta che lo avrebbe poi spinto a rendere ancora di più in Serie A, dove si è laureato capocannoniere in ben due occasioni distinte, una volta con il Torino e l'ultima volta con la Lazio l'anno scorso.

Insigne e Verratti, due piccoli diavoli

Per quanto riguarda Insigne, invece, le sue grandi prestazioni in maglia biancoazzurra gli valsero la chiamata di ritorno dal Napoli, la sua squadra del cuore, della quale adesso è il capitano. L'apprendistato con Zeman servì al piccolo attaccante napoletano per capire in che modo far male agli avversari da attaccante esterno, eredità che poi avrebbe perfettamente utilizzato nello sviluppo della sua carriera. Abilissimo col pallone tra i piedi, brevilineo e rapido anche nelle transizioni di gioco, Insigne visse con il boemo un battesimo importante nel calcio che conta. Avendolo avuto già prima al Foggia, Zeman conosceva bene le sue caratteristiche e decise di puntare su di lui come principale grimaldello contro le difese avversarie. Varie volte, infatti, il tecnico ceco ha sottolineato come l'attaccante napoletano dovesse concentrarsi soprattutto a fare l'attaccante, in modo da non stancarsi eccessivamente con compiti difensivi. I suoi svariati assist a Immobile e al capitano di allora Sansovini, oltrei ai goal importanti, lo hanno reso uno degli uomini più importanti di quel Pescara. Velocissimo nello smarcarsi e nel creare superiorità, il folletto napoletano sarebbe stato acclamato come pochi altri allo stadio Adriatico. Anche lui piccolo di statura ma veloce di mente, l'altro grande elemento individuale a disposizione di Zeman che fu fondamentale per mettere a segno quella strepitosa stagione fu un ragazzo della casa. Pescarese doc, come anche l'ex allenatore della Roma Eusebio Di Francesco, che lo fece debuttare in prima squadra l'anno prima, Marco Verratti fu il perno attorno al quale ruotava il gioco dell'undici allenato da Zeman. Nato in riva all'Adriatico diciannove anni prima dell'inizio di quella indimenticabile annata, il regista pescarese sarebbe stato l'anima di quella squadra, oltre che il direttore d'orchestra. Visto da molti fin da giovane come il nuovo Andrea Pirlo, l'attuale regista del Paris Saint Germain aveva impressionato fin da subito per la sua capacità di tenere palla e trovare le migliori opzioni di passaggio e di gioco. Abile ad alzare subito la testa e dotato di un'ottima visione di gioco, il giovane pescarese fu insignito immediatamente da Zeman con il ruolo di principio di tutte le giocate del Pescara. Adesso al centro del progetto del PSG, una delle squadre più importanti d'Europa, il pescarese è ancora legatissimo alla sua città e alla sua squadra, come dimostra il fatto che quelli biancoazzurri siano gli unici colori che ha vestito in patria.

In definitiva, quel gran Pescara di Zeman che ha fatto la storia del calcio abruzzese si poggiava sulla verve di questi tre italiani di talento, sull'intraprendenza del tecnico boemo e sul sostegno infinito dei tifosi, i veri proprietari di una realtà calcistica provinciale ma nobile e romantica. 

 

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  Scritto da Redazione Abruzzo il 27/05/2019
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